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Antonio CAROCCIA I corrispondenti abruzzesi di Florimo Selezione dall'Epistolario Prefazione di Francesco Zimei A cura di Francesco Zimei edizione Lucca: LIM, 2007 (Documenti di storia musicale abruzzese, 3) pagine LXII + 146 formato 24 x 17 brossura |
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| Euro 25 | ISBN 88-7096-481-3 | ||
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PREFAZIONE Ne I corrispondenti abruzzesi di Florimo Antonio Caroccia ha raccolto con entusiasmo il mio invito a riversare in un saggio monografico, dell'immenso carteggio florimiano cui attende ormai da anni, la non sparuta quota abruzzese, restituendola con solidi criteri editoriali e catalografici. Il risultato, dopo attenta lettura, conferma pienamente le attese: non solo per i notevoli contenuti storici, in buona parte inediti, ma anche per la godibilità intrinseca del materiale, evidentemente suscettibile d'interesse anche per i non addetti ai lavori. Soffermandoci in queste brevi righe sulle sole sue valenze sostanziali, occorre sottolineare come questo lavoro riesca a riflettere, spesso nei più particolareggiati meandri, le molteplici facce di una realtà che sarebbe improprio ridurre a `microstoria', poiché attraversata da vari indirizzi socioculturali e ancor più variegate fortune; in ogni caso ha il pregio di definire per una congrua porzione di Ottocento qual era la `temperatura' di una regione che per secoli ha vissuto in una dimensione dialettica costantemente biunivoca il confronto musicale con Napoli. A partire dalla sua celebrata Scuola, comune denominatore e al tempo stesso punto d'incontro di tanti giovani corregionali, spesso assai diversi per provenienza e condizione sociale, ma uniti dal medesimo obiettivo artistico e professionale. Donde l'allignare in essi d'una precisa coscienza `geografica', terreno fertile per la cementazione di legami destinati a durare, nel ritrovarsi in patria, o fuori casa, attraverso il sottile filo della solidarietà; un sentimento, quest'ultimo, sempre vivo nella gente d'Abruzzo, anche quando non agevolato da istintiva complicità vernacolare (data la varietà etnografica di un territorio men che mai adatto a sortire una koiné): dalla Roma papale di fine Trecento,, ove vigeva un silenzioso ma efficace turnover favorito dalla cooptazione di artisti e prelati, alle più disincantate realtà di emigrazione, dalle quali tuttora scaturiscono fiorenti associazioni di oriundi, gelose custodi di tradizioni ancestrali. Di questo spirito il carteggio in esame è testimonianza viva e palpitante, resa intrigante anche dall'eterogeneità del materiale presentato, ove i massimi sistemi si mescolano spontaneamente al quotidiano, proponendo un'immagine tutto sommato fedele di un mondo in cui la cultura romantica alla quale attinge corre, sovente, ancora il rischio di trasmettersi all'esegesi, conferendo alle sue letture un sapido alone di mitologia. Francesco Zimei |
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