Montanari


Claudio MONTANARI
Il campanaro musicista
La tradizione delle campane dell'area bolognese



edizione Lucca: LIM 2007 (Alia Musica, 12)

pagine XVI + 265 (con 2 cd allegati)
formato 21 x 31• brossura, ill, ess. mus.


Euro 55 (incluso 2 cd)
ISBN 88-7096-506-3
Vai alla home pageTorna alla homepage LIM

Questo libro è un'opera di genio. È un rigoroso trattato di etnografia e storia delle campane, della loro musica, dei campanari nel bolognese, ma è pure un'opera di poesia. Le due cose si compenetrano del tutto: l'una è impossibile senza l'altra. La competenza e il rigore sono indispensabili all'ap­proccio poetico, del quale si nutre la competenza di studioso. Empiricamente, ma del tutto consa­pevolmente, questo lavoro è di estrema attualità nella riflessione che l'antropologia contemporanea conduce sulle metodologie di ricerca, sul rapporto tra interno ed esterno, sulla posizione relativa di chi osserva e di chi è osservato. E la posizione di Claudio Montanari è una posizione complessa, giocata con sottigliezza, con raffinata intellettualità. Claudio è uno studioso competentissimo, sulle campane. È una persona di grande cultura e di solida formazione etnomusicologica; ha studiato con Roberto Leydi - della cui prefazione postuma gode questo libro, la cui prima redazione è di qualche anno fa - all'Università di Bologna e, negli anni successivi alla formazione, ha partecipato al dibat­tito universitario, alla vita accademica. Ma è anche un contadino, e ha un modo di raccontare, di in­terpretare il mondo da contadino. Sa cosa è il sapere orale, il vedere, l'ascoltare e il fare sia dall'in­terno che dall'esterno dell'ambiente di cui riferisce. Racconta delle cose delle campane restituendo il ritmo, lo scorrere del tempo legato a questi strumenti nella vita delle campagne, dei villaggi, delle città, dei contadini, degli artigiani, dei campanari. Lo fa conoscendo dall'interno, per diretta compe­tenza, quel tempo, quel modo di scandirlo. Senza retorica, anzi con apparentemente aride elenca­zioni di sonate, lunghe e preziose trascrizioni delle successioni, dettagliate descrizioni delle tecniche esecutive. Le quali però esse pure scandiscono il tempo, ordinano le pagine con logiche analoghe a quelle delle sonate di campane: ritualmente, e per ripetizioni con variazioni, per successivi sposta­menti: come gli 1324, 1324, 1432 delle successioni di botti. E lo fa con amore: quello serio, asciutto ma intenso di chi quelle cose le vive. E anche di chi quelle cose le guarda, un po' da lontano, con l'affettuosa partecipazione di chi vi ha dedicato la vita, da studioso. Chi sta nel campanile da campa­naro insomma, giacché lui le campane le sa suonare, e chi si introduce nel campanile da ospite, e osserva, registra, fotografa. I due sguardi gli appartengono entrambi.
La narrazione segue i modi e i tempi del racconto orale; poeticamente dispiega una esauriente documentazione e una analisi rigorosa. Il suo racconto scandisce il tempo come il suono degli strumenti di cui si occupa: da contadino che si leva con la prima scampanata che segna l'inizio del la­voro sui campi; ma disegna pure un affresco fuori dal tempo, come nei grandi racconti di tradizione orale.
Quel che manca in questo libro, ed è inevitabile, è la voce dell'autore. I due cd allegati restituiscono il suono degli strumenti, le voci dei campanari. Ma nei racconti di Claudio le sue osserva­zioni e le sue riflessioni si dispiegano col fluire delle durate della narrazione orale: non possono es­sere restituiti compiutamente dalla pagina scritta. Le sue fotografie, le registrazioni raccolte nei cd aiutano: perché sono state fatte dall'interno del campanile, e offrono un punto di vista vicino a quello dei campanari, seppure non uguale al drloro; danno conto della collocazione di chi osserva, del suo ruolo. Le trascrizioni manoscritte delle successioni di botti aiutano: perché articolano il rap­porto tra lo scorrere del tempo e il suo appiattimento bidimensionale nell'immagine, secondo strut­ture proprie dell'oralità.
In alcuni luoghi, in cui la cultura orale è prevalente (non in Italia), la gente usa la propria fototessera come biglietto da visita: l'immagine racconta di più, più immediatamente del nome. Nel corso della sua lunga ricerca Claudio ha raccolto innumerevoli fototessera di campanari, a marcare che nel suo lavoro non si è occupato solo di strumenti e repertorii, ma di uomini e di vicende umane: del resto, il libro ne dà conto ampiamente. Queste immagini raccontano, certo, delle persone fotografate, ma pure, per altro verso, le appiattiscono nella spiccia, statica convenzione fìgurativa delle foto d'identità: così ciascuno dei protagonisti della vicenda delle campane nel bolognese appare come la tessera di un mosaico, un modulo di un'immagine più ampia. Ogni tessera racconta di sé, della persona raffigurata, del modo in cui si è offerta all'obbiettivo; ma pure l'insieme delle tessere diviene un manifesto, un monumento alle campane e ai campanari. In cui tutti sono assieme, allo stesso modo e in un eterno presente, ma dal quale il racconto di Claudio si dipana a fare storia, a re­stituire l'eterno presente allo scorrere del tempo. E così è la tradizione orale: un farsi e disfarsi del rapporto tra mito e storia, reciprocamente determinati.
Claudio, in casa propria, ha appeso al soffitto delle mezze damigiane di vetro, aggruppate a formare degli insiemi di campane. Percuotendole con dei mazzuoli di legno su cui sono infissi dei tu­raccioli, suona su di esse i repertorii delle campane: e il suo racconto si arricchisce non solo del suono, ma anche del gesto: un gesto che non è di campanaro né di etnomusicologo, ma di Claudio Montanari: tessera importante della storia delle campane, dell'etnomusicologia italiana. E grande poeta di un mondo sommerso, per il tramite di uno strumento importantissimo nella storia dell'umanità, ma la cui esistenza si incontra solo marginalmente, ai confini, con quella di altri strumenti e repertorii, con la "musica vera": le campane appartengono ad altro, ad un'altra concezione del tempo, delle gerarchie tra suoni; ad un'altra collocazione nello spazio, ad altri gesti, altri rapporti tra chi suona e chi ascolta. E questo libro, al pari delle campane, è altro dai consueti trattati di ricerca: come tale va apprezzato.

Nico Staiti