Montanari


Jania SARNO
Le icone che danzano
Transe, musica e firewalking negli Anastenaria greci all'epoca del postmoderno



edizione Lucca: LIM 2008 (Alia Musica, 13)
pagine XXVI + 672 (con cd allegato)
formato 21 x 31• brossura, ill, ess. mus.


Euro 50 (incluso cd)
ISBN 88-7096-529-2
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La ricerca da cui nasce questo libro cominciò quasi per caso, nel dicembre 2003, in uno di quei pomeriggi post-natalizi in cui sembra davvero arduo che germogli qualche idea. Leonìdas Cottàkis, il compositore greco da molti anni naturalizzato in Inghilterra e legato a noi da un antico vincolo amicale, si trovava a casa nostra a Verona, con la famiglia, per una rimpatriata.
Gli chiesi consiglio per un testo creativo che ero in procinto di scrivere: la sceneggiatura per il balletto Diònysos. Voci dal Mediterraneo. In un itinerario che toccava la Puglia, la Turchia ed il Magreb, mi mancava la cultura neo­greca, in cui c'erano troppi Dioniso per sceglierne uno. Fu allora che Leonìdas mi parlò per la prima volta degli Anastenaria e me ne scrisse su un foglio il nome. Quando gli amici partirono, mi rimaneva quel foglio, con quel nome, e una grande spinta ad andare. Il 17 gennaio 2004 ero già in Grecia.
Ovviamente ero convinta, come da cliché, che mi sarei imbattuta in un'espressione cultuale diretta discendente del dionisismo e quindi sopravvissuta dalla notte dei tempi della Grecia antica. Ma già al mio primo passo nel primo konàki visitato, a Langadàs, dentro a quella forte percezione delle cose che fulmineamente in ori e colori mi si dischiudeva, sentivo un'aria fonda balcanica, asiatica; sentivo che il richiamo di quarta aumentata della gàida veniva da lungi e che era ricco di moltissime cose, sulla voce densa dei colpi del daoùli. Poi il tessuto dei gesti e dei simboli, la danza. No, il lontano di tutto questo non stava tanto nel tempo lungo ch'è passato fra l'Ellade e noi, ma in una distanza diversa, nello spazio e nella alterità delle culture. Anche il tempo, certo, era tanto, il tempo che nutriva quei gesti, quelle immagini e quei suoni; ma non i millenni che m'aspettavo. Centinaia d'anni, piuttosto. E, in essi, una straordinaria stratificazione, una complessità.[...]