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Questa splendida raccolta di 123
composizioni profane rappresenta una delle più antiche testimonianze
musicali delle corti rinascimentali degli Estensi a Ferrara e dei Gonzaga a
Mantova. Dagli studi condotti è emerso che il Canzoniere era stato
scritto per Isabella d'Este (1475-1539), figlia di Ercole I e di Eleonora
d'Aragona. Isabella, educata alla corte di Ferrara, aveva ereditato dai suoi
avi la passione per la poesia e per la musica che aveva studiato sotto la guida
di Johannes Martin de Armentières. Giangiorgio Trissino (1478-1550)
nell'opera Ritratti descrive la sua maestria nel canto accompagnata dal suono
del liuto, suonato da lei stessa. Divenuta marchesa di Mantova, avendo sposato
Francesco II Gonzaga (1466-1519), si circonda dei più insigni artisti
del tempo, facendo di Mantova una delle corti più prestigiose del
Rinascimento. L'attribuzione del Canzoniere a Isabella d'Este è
comprovata dalla rappresentazione degli stemmi della famiglia d'Este di Ferrara
e Gonzaga di Mantova, ambedue inseriti nella decorazione miniata alla c. 3v. Il
manoscritto appartenne all'illustre bibliofilo e musicologo Giuseppe Ottavio
Pitoni (1657-1743) e giunge in Casanatense nel 1844 con il lascito Baini, donde
l'annotazione 'ex dono Baini' all'interno della legatura.
A Ferrarese Chansonnier. (Canzoniere di Isabella d'Este). Biblioteca
Casanatense 2856:
Ed. by Lewis Lockwood.
The manuscript Roma, Biblioteca
Casanatense 2856 (formerly O.V. 208) is the sole surviving Ferrarese
chansonnier of the late fifteenth century, the period of the reign of Duke
Ercole I d'Este, who ruled Ferrara from 1471 to his death in 1505. Dating from
about 1480, and made originally in connection with the betrothal of Isabella
d'Este to Fran-cesco Gonzaga, it is one of the most impor-tant and
representative secular manuscripts that we possess from any Italian court of
this period. It contains three- and four-voice se-cu-lar pieces by major
composers of the pe-riod 1460-1480, most of them active in Italy, and including
such masters as Josquin Desprez, Johannes Japart, and Johannes Martini.
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