Loreto, I libretti musicali della Biblioteca Algoniana di Siracusa


Francesco BISSOLI
La Lina di Ponchielli
nel solco di un genere medio




edizione
Lucca: LIM 2010 (fuori collana)
pagine XI + 180
formato 17 x 24 • brossura


Euro 30 ISBN 88-7096-611-4
Vai alla home pageTorna alla homepage LIM

Pochi fenomeni rispecchiano con altrettanta efficacia il malessere che investì la società italiana all'indomani della conquista dell'unità nazionale, come il silenzio che sembrò esser calato d'un tratto sul teatro d'opera, ossia sull'unico campo dell'attività artistica nel quale l'Italia poteva ancora vantare, nel secolo diciannovesimo, un prestigio internazionale; un silenzio che né l'effimero successo di qualche esordiente, né la schiacciante autorità dell'unica voce che ancora vi si levava alta e sonora valevano a rompere, ma piuttosto ingigantivano. A sua volta silenziosa per circa un secolo, da circa tre decenni la storiografia musicale ha incominciato a indagare su quel periodo, tracciandone il quadro d'insieme e diagnosticandone i mali.
L'attenzione comincia ora a spostarsi al suo interno, sulla traccia dei fermenti di vitalità di cui proprio quel malessere era indice sicuro, almeno quando ad alimentarlo non era una congenita fragilità o miopia ma, al contrario, la consaevolezza dei problemi e la sofferta ricerca della loro soluzione.
In questo quadro s'inserisce la vicenda della Lina. La convinzione che si potesse, e dovesse innestare il nuovo sul tronco dell'antico può spiegare perché Ponchielli, quando si accinse a dare un proprio contributo alla ricerca di un genere operistico più raccolto e attento all'interiorità dei personaggi, alternativo alla magniloquenza e allo sfarzo della grande 'opera-ballo', decise di rimaneggiare in profondità e parzialmente riscrivere un'opera giovanile, La savojarda, che si presentava come estremo tentativo di una genealogia risalente, per rami illustri (Luisa Miller, Linda di Chamounix, La sonnambula) fino alla 'lagrimosa' opera semiseria del tardo Settecento.
Ponchielli eseguì il rifacimento direttamente sulla partitura della vecchia opera; l'autografo della Lina, perciò, consente di leggere, come in una stratigrafia, tutte le fasi della rielaborazione, di seguire passo dopo passo l'autore nella sua fatica e quasi rivivere con lui il suo lungo travaglio.