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Marcello DE ANGELIS
Si chiude. Anzi, si apre!
Cronache musicali di "poveri" teatri dal 1960 ad oggi.






edizione Lucca: LIM 2010 - Fuori collana
pagine 256
formato 17 x 24 • brossura

Euro 20 ISBN 88-7096-592-6
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La vita musicale italiana del dopoguerra a oggi è stata esposta ai venti della politica e dell'economia nazionale e internazionale che ne hanno reso difficile il cammino. Negli ultimi cinquant'anni molti teatri, dai maggiori ai "minori", hanno corso il rischio di chiudere i battenti. Da Milano a Torino, da Palermo a Genova, passando per la capitale e da Firenze, sede del prestigioso Maggio Musicale Fiorentino, il libro cerca di scandire in sintesi l'arco delle vicende legate agli alti e bassi delle produzioni che, sovrntendenti, direttori artistici e maestranze cercavano di mantenere a livelli alti.
Infatti, malgrado le numerose minacce, seguite alla selva delle proteste e alla catena degli scioperi indetti dai sindacati di categoria, costantemente sul piede di guerra, le "aperture" ufficiali verranno comunque assicurate. Nella cornice dei problemi focalizzati non mancano torbidi episodi di cronaca come i "roghi" del Petruzzelli e della Fenice e la sospetta ed estenuante attesa per la ricostruzione del Massimo di Palermo e del Carlo Felice di Genova. Nel mirino delle contestazioni, che raggiunsero punte particolarmente calde sull'affaccio degli anni Sessanta e, soprattutto, durante il Sessantotto, i teatri cosiddetti maggiori (per la loro posizione storico-geografica avevano sempre goduto di particolari privilegi), la Scala e l'Opera di Roma, bersaglio preferito dei movimenti studenteschi al tempo delle roventi agitazioni di piazza.
Come emerge dal prospetto che chiude il sintetico quadro politico ricostruito in appendice, le veloci sequenze die governi non faciliteranno il percorso di una legge che finalmente regolasse il complicato e costoso sistema dello spettacolo in Italia.
Da una parte sembrava convenisse mantenerlo com'era, dall'alto il remare contro sfociò in una vera e propria complicità creando un'inquietante situazione trasversale condannabile anche sul piano etico vista la fonte pubblica del danaro elargito in sede parlamentare. Anche la legge del socialista Achille Corona non avrebbe risolto i problemi di fondo, successivamente affrontati con maggiore concretezza da Lello Lagorio al tempo della rapida ascesa di Bettino Craxi al governo del Paese. Si arriverà così, necessariamente, al passaggio epocale dai vecchi Enti alle Fondazioni, sorrette in larga parte dal denaro privato, operazione giudicata in modo negativo dalle opposizioni perché ritenuta contraria ai principi di conduzione pubblica dei teatri. Nel contesto delle cronache un certo spazio viene dedicato alle endemiche carenze didattiche dei conservatori, alla dolorosa questione della riduzione delle orchestre Rai e al delicato problema del doppio impiego.