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Lucia FAVA
Musica e musicisti ad Ancona nel XVI secolo


edizione Lucca: LIM 2010 - Fuori collana
pagine XXIV + 251
formato 17 x 24 • brossura

Euro 25 ISBN 978-88-7096-614-5
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Il panorama musicale di Ancona nel XVI secolo è a tutt'oggi un tema pressoché inesplorato: appena accennato o totalmente assente nei maggiori dizionari musicali, è scarsamente presente anche nella bibliografia storica anconitana. La particolare natura della città, priva di una corte e del mecenatismo che solitamente vi fiorisce, rende più difficile il lavoro di ricostruzione storica, supportato da informazioni frammentarie e parziali che devono essere ricomposte come i tasselli di un puzzle.
Anche sul versante della vita religiosa gli ostacoli non mancano: gli archivi delle varie chiese della città si presentano in cattivo stato di conservazione, spesso lacunosi e quindi insufficienti a fornire significative notizie.
Proprio lo studio della vita culturale dei centri periferici rispetto agli ambienti cortigiani rinascimentali ci consente di avere una visione più ampia e sfaccettata delle modalità di produzione e di consumo musicale in una società dove questi fenomeni erano lontani dall'interessare esclusivamente i grandi mecenati, aristocratici o ecclesiastici che fossero, e le grandi cappelle curtensi o chiesatiche.
Anche le piccole realtà locali infatti erano interessate da una forte produzione e consumo musicali, sia in occasione di feste pubbliche e private, sia nell'ambito delle attività delle accademie, o ancora nelle pratiche musicali quotidiane dei luoghi di culto.
Si tartta chiaramente di un consumo e di una produzione meno appariscenti, meno formali e quindi spesso meno documentati rispetto a quelli delle grande corti.

Nella città due sono i poli intorno a cui si concentrano le forze musicali istituzionali: la cattedrale di San Ciriaco da un lato, insieme alla Collegiata di Santa Maria della Piazza e alla chiese del SS. Sacramento; e il Comune con i civici piffari dall'altro. Ma se nel primo caso la musica rimane più o meno circoscritta all'internio dell'edificio della chiesa senza permeare di sé in modo sostanziale il tessuto sociale citttadino, nel secondo caso i piffari, come vedremo, andarono ben oltre la loro funzione di musici ufficiali simboli delle auotrità, grazie ad una serie di attività collaterali che svolgevano e che li resero di fatto i veri protagonisti della vita musicale cittadina. Essi infatti rappresentarono i principali veicoli della musica nel tessuto urbano: li troviamo quasi sempre presenti nelle occasioni più disparate, religiose o profane, private o pubbliche. Versatili e disponibili, sapevano amministrare le opportunità loro concesse per contratto dal Comune con intraprendenza, dividendosi tra gli impegni ufficiali di segnalatori e banditori e quelli occasionali, musicali e non, voluti dalle autorià o dai privati cittadini.