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Prefazione
Il ponderoso catalogo che Alessandro Loreto presenta in questa pubblicazione
non è solo il risultato di un indefesso lavoro durato anni, svolto
in modo disinteressato e non sempre in agevoli condizioni di accessibilità
diretta ai documenti e alle testimonianze storiche oggetto della catalogazione;
esso è anche il frutto di una ancor più lunga preparazione
pregressa, condotta in seno all'università a diversi livelli di
formazione, tesa ad acquisire tutte le cognizioni necessarie ad affrontare
con correttezza scientifica un compito così ampio. Questo catalogo,
infatti, si colloca dopo il completamento di lunghi e onerosi studi musicali
e musicologici da parte dell'autore; il nucleo iniziale del lavoro è
nato come atto conclusivo di un ulteriore approfondimento accademico,
il Master di secondo livello in Filolo gia dei testi musicali medioevali
e rínascimentali, seguito da Loreto presso la Facoltà di
Musicologia di Cremona (Università di Pavia) nell'anno accademico
2002-2003.
È evidente che un siffatto catalogo in primo luogo ha il pregio
di consolidare la nostra conoscenza su natura e consistenza di un fondo
librario altrimenti poco noto; così facendo, ne favorisce anche
la conservazione, preservandolo da quelle dimenticanze e da quegli inopportuni
"passaggi di proprietà" che più facilmente si
possono verificare nei fondi non adeguatamente scandagliati e censiti.
Ma oltre a questo primo risultato basilare, tale catalogo ha il merito
di dischiudere ad una ampia cerchia di studiosi minuziose notizie circa
un cospicuo corpus di libretti per musica. Esso diventa così un
supporto informativo che alimenta lo sviluppo di ulteriori ricerche in
vari settori della cultura: in primo luogo quella musicale, ma anche quella
teatrale e letteraria.
Il lavoro di Loreto, tuttavia, presenta un'ulteriore caratteristica che
non può essere sottaciuta. Contrariamente a quanto qualcuno ancora
si ostini a ritenere, una attività di catalogazione non è
mai un lavoro meccanico, che
si possa ridurre alla ripetuta applicazione di una serie di regole più
o meno esaustive. Semmai, essa richiede una somma di competenze - spesso
anche molto eterogenee - che aumenta nella misura in cui il materiale
da catalogare è complesso dal punto di vista storico e culturale.
I libretti musicali qui descritti sono un tipico esempio di documento
nel quale confluiscono esperienze differenti, musicali, letterarie e drammaturgiche,
nelle quali il catalogatore deve sapersi orientare senza indugio. Ed ancora,
il catalogatore deve cercare di ricollocare ogni documento nel contesto
culturale nel quale esso fu originato: ecco quindi che deve saper rileggere
gli eventi storici alla luce dei documenti che descrive. Anzi, nel caso
di questo lavoro Loreto ha dovuto talvolta seguire l'iter inverso: a partire
dai libretti egli ha potuto, oltre che dovuto, ricostruire le vicende
storico-musicali della Sicilia sud-orientale - e segnatamente siracusane
- del Settecento, potendosi solo in parte avvalere di quanto da egli stesso
già indagato in precedenti studi e pubblicazioni.
E proprio tale è il pregio di questo, come di ogni buon catalogo:
non solo la meticolosa ricognizione e descrizione di ogni singolo documento,
ma la conferma (o la smentita) delle nostre ipotesi storico-culturali
- spesso formatesi in precedenza solo sulla base di mere intuizioni, magari
valide ma non comprovate - proprio attraverso l'evidenza documentaria
rilevata mediante il processo di catalogazione; e talvolta la catalogazione
in sé è il primo passo in assoluto per la ricostruzione
di scenari storici mai prima indagati. Ecco quindi che un ben ponderato
saggio introduttivo, così come la visione di insieme di tutte le
schede catalografiche ed eventuali rimandi interni ad esse rendono il
catalogo cartaceo ancora competitivo nei confronti dei cataloghi elettronici,
che pure tanti meriti hanno per la diffusione della conoscenza dei nostri
fondi librari.
Una menzione particolare spetta agli indici posti in coda al lavoro. Come
per ogni repertorio biblíografico, gli indici non sono una componente
di valore secondario, quanto invece una chiave di accesso di assoluta
importanza alla gran mole di informazioni contenute nella parte principale
del repertorio stesso. Gli indici di questo catalogo sono numerosi e compilati
con acribia; anch'essi non sono l'esito di una applicazione meccanica,
ma il risultato di un lavoro di paziente discernimento e ordinamento:
quanto più il lettore li scorre con facilità e con soddisfazione,
tanto maggiore è stato il lavoro condotto per la sua redazione.
Vorrei spendere un'ultima parola di plauso per chi ha patrocinato la
presente pubblicazione. Non solo in questi momenti di crisi economica,
ma purtroppo spesso anche in altri periodi ben píù floridi
non c'è una soverchia attenzione a sovvenzionare studi e pubblicazioni
che indaghino e rivalutino il nostro patrimonio storico musicale. Sono
ben lieto di assistere a questa eccezione, con la speranza che non si
tratti di un episodio isolato,
ma che addirittura sia un segnale incoraggiante di una sempre maggiore
attenzione di enti pubblici e privati verso la ricchezza dei fondi bibliotecari
di cui è così ricca la nostra terra, e verso quelle figure
specializzate di musicologi e bíbliografi, formati con piena competenza
disciplinare alla gestione e promozione di tali ricchezze.
Pietro Zappalà
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