Paland, Arnold Schönberg: Die glückliche Hand

Gianna MELLONI
Costruzione e commercio di strumenti musicali nelle botteghe milanesi dell'Ottocento



edizione Lucca, LIM 2005 (fuori collana)
pagine IX + 131
formato 17 x 24 • brossura

Euro 20 ISBN 88-7096-414-0
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Gli strumenti musicali fabbricati e commerciati nella Milano dell'Ottocento sono al centro dell'indagine storico-economica dell'autrice. Dall'esplorazione delle fonti dei pubblici archivi - Archivio di Stato di Milano, Archivio Storico Civico, Archivio Storico della Camera di Commercio di Milano - la ricerca ha percorso la cronaca cittadina fornita da quotidiani e periodici locali, materiali pubblicitari, fondi privati fino alle voci di esperti, collezionisti e dei reali protagonisti dell'epoca: gli artigiani milanesi, spesso veri pionieri e maestri dell'arte.

Premessa


I percorsi dell'indagine e della ricerca seguono a volte strade diritte, altre volte itinerari tanto contorti da rivelarsi veri e propri labirinti, altre ancora le vie della pura e semplice "coincidenza".
Ed è ad una singolare quanto fortunata coincidenza che debbo il fatto di aver potuto esaminare personalmente un lavoro che pur mi era noto da tempo, ma solo nominalmente, essendo incluso in una Bibliografia Organologica Italiana che da molti anni vengo compilando:

Gianna Melloni, Costruzione e commercio di strumenti musicali nelle botteghe milanesi dell'Ottocento, tesi di laurea, Università di Milano, Facoltà di Lettere: Geografia, a.a. 1974-75, 256 pp.

Una semplice coincidenza, dunque, quella che mi ha permesso di conoscere il contenuto effettivo di una dissertazione che, lo ammetto, non mi ero mai sforzato di rintracciare, pur essendo oltremodo interessato all'argomento in essa trattato. Il fatto che neanche un breve estratto di quella ricerca fosse stato pubblicato, insieme con la constatazione che l'autrice non si era in seguito dedicata al nostro specifico campo di studio (quello dell'organologia, la disciplina che indaga la storia e la tecnologia degli strumenti musicali) mi dissuadevano dal mettermi sulle tracce del suo lavoro, operazione peraltro non proprio agevole giacché come è noto in Italia le tesi di laurea non sono di pubblico dominio.
Ma la suddetta imprevedibile evenienza è appunto bastata a farmi giungere sulla scrivania una copia di quella tesi e ad offrirmi così la possibilità di esaminarne con attenzione il contenuto.
Quale stupore nel rendermi conto che Genny (questo il suo nome per gli amici) aveva individuato e utilizzato già quasi trent'anni or sono la più gran parte delle fonti di documentazione a cui noi altri ricercatori siamo approdati lentamente a partire da almeno un decennio più tardi.
Mi riferisco ad esempio allo spoglio sistematico dei periodici dell'epoca (le riviste ottocentesche sono una preziosa miniera di informazioni anche per il nostro settore); alle coeve guide commerciali (pubblicazioni che, come oggi le Pagine Gialle, riportavano l'elenco e il recapito di tutti i principali esponenti dei vari settori artigianali e professionali); ai cataloghi di vendita delle ditte produttrici di strumenti (un genere di fonti rarissime e oggi quasi introvabili); ai documenti d'archivio delle amministrazioni comunali e statali, della Camera di Commercio e, soprattutto, dell'Istituto Lombardo di Scienze Lettere e Arti, organismo preposto a concedere premi a sostegno dell'industria e degli inventori.
Ma l'elenco potrebbe continuare: al lettore basti sapere che di gran parte di queste fonti Gianna Melloni aveva riconosciuto la valenza documentaria e informativa molto prima di chiunque altro.

Varie ragioni hanno tuttavia a suo tempo impedito l'immediato riconoscimento della validità del metodo di documentazione adottato e dei risultati in tal modo conseguiti. L'aver affrontato un argomento afferente la storia musicale ma nella prospettiva di un'area disciplinare piuttosto lontana (la geografia economica) non ha probabilmente giovato a tal fine, ma forse più verosimilmente la ragione del mancato riconoscimento va semplicemente imputata allo scarso interesse con cui a quell'epoca erano guardati gli studi organologici.
Essendo passato così tanto tempo dal momento del concepimento e della prima stesura di tale lavoro forse nessuno pensava più di poterlo vedere in stampa. E invece ecco finalmente di fronte a noi il prezioso contributo di una pionieristica outsider - perché così l'autrice si considera rispetto alla nostra disciplina - la quale ci presenta qui gli stimolanti risultati delle sue indagini di allora corredandole fin dove possibile di nuovi appunti e di vari aggiornamenti.
Certo qualche purista vi potrebbe rinvenire qua e là le tracce del tempo trascorso, e forse potrà talvolta additare qualche dato più dettagliato, o semplicemente più recente. Ma non è questo che conta. L'editore ha voluto rendere omaggio in tal modo al metodo validissimo della ricercatrice che per prima ha individuato e sapientemente sfruttato quelle che sarebbero state (e sono ancora) le principali fonti di documentazione sulla produzione degli strumenti musicali nel XIX secolo.
E se nel frattempo alcuni dei campi di ricerca - soprattutto quello dei costruttori di strumenti a fiato - sono stati esplorati anche da altri, ben venga; il lettore interessato troverà ancora qui una notevole mole di dati altrimenti irreperibili o sparsi in una miriade di fonti differenti.


Grazie dunque all'autrice per aver accolto l'invito alla pubblicazione che la
LIM le ha rivolto: a mio avviso il miglior riconoscimento che, seppur tardivamente, le si potesse fare.

Renato Meucci