Ferdinando TURRINI
Sei sonate per cembalo
Raccolta Fini

a cura di Giusy de Berardinis

edizione Lucca, LIM 2009 (fuori collana)
pagine XXXIX + 67 (tavole ill.)
formato 29,7 x 21

Euro 30 ISBN 88-7096-552-0
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Introduzione


Di Ferdinando Gasparo Turrini (Salò, 26 febbraio 1745 - Brescia, Il gennaio 1829) la musicologia si è occupata finora marginalmente.
La sua formazione musicale si compì a Venezia sotto la guida dello zio, il celebre Ferdinando Bertoni, al quale fu affidato in giovane età e sarà in seguito associato sotto il profilo onomastico, venendo spesso soprannominato 'Bertoni' o 'Bertoncino'. Secondo quanto attestato da Carlo Gervasoni le sue doti musicali furono eccezionali:
Indefesso nell'esercizio sui più scelti pezzi dei migliori maestri e nelle lettura delle migliori opere teoriche dell'Arte fece in pochi anni una riuscita prodigiosa. Il vero stile da organo legato e fugato, e con i più ingegnosi artifizi, a lui divenne in breve tempo oltre modo familiare. Non avea ancora diciotto anni, che più non conosceva difficoltà alcuna tanto nell'intavolatura, che nell'accompagnamento del cembalo e dell'organo,
Il suo zio Ferdinando Bertoni maestro di cappella di S. Marco a Venezia gli usò assistenza e protezione; e con questo valido mezzo giunse altresì ad ottenere un posto di accompagnatore al cembalo in uno de' principali teatri di quella città.
Compose quindi diverse Farse teatrali e molti pezzi da chiesa e da camera, i quali eccitarono il più vivo entusiasmo.
Nel 1766 ottenne il posto di organista presso la Basilica di Santa Giustina a Padova, dove restò ininterrottamente almeno fmo al 1797, malgrado fosse divenuto cieco dal 1773 per cause sconosciute. Durante questo periodo Turrini si dedicò evidentemente alla composizione di opere liturgiche e organistiche, la maggior parte delle quali è purtroppo andata persa.
L'abilità di Turrini come organista e la sua totale dedizione alla musica sono documentate con particolare sensibilità da una rara testimonianza personale sul composi tore del poeta inglese William Beckford, in visita a Padova, in una lettera del 7 settembre 1780:
I left them hard at work, taking more exercise than had been their lot for many a day; and, mounting into the organ gallery, listened to Turini's music with infinite satisfaction. The Ioud harmonious tones of the instrument filled the whole edifice; and, being repeated by the echoes of its Iofty domes and arches, produced a wonderful effect. Turini, aware of this circumstance, adapts his compositions with great intelligence to the pIace, and makes his slave, the organ, send forth the most affecting, long-protracted sounds, which languish in the air, and are some time a-dying. Nothing can be more original than his styIe. Deprived of sight by an unhappy accident, in the flower ofhis days, he gave up his entire soul to music, and scarcely exists but through its medium.
Nel 1797, anno dell'arrivo dei francesi a Padova, intervenne come testimone contro alcuni monaci di Santa Giustina in un processo intentato dai municipalisti.
Fu probabilmente questo il motivo per cui lasciò - o fu costretto a lasciare - il posto di organista della Basilica e tornò a Brescia, dove svolse anche attività didattica.Tra i suoi allievi vi furono affermati compositori quali Gaetano Valeri, Bartolomeo Bresciani, Sebastiano Nasolini, Antonio Miari.
La memoria vergata nel 1837 dall'erudito bresciano Giuseppe Brunati riassume con accuratezza le straordinarie qualità di Turrini esecutore, compositore e insegnante:

Suonatore di cembalo e di organo, compositore, dettatore di regole di contrappunto, si può dire che in sé accogliesse tutta la dottrina musica. li suo suonare era preciso, animato e pieno di grazia. ilsuo portamento leggiadro ed atto ad eseguire i passi più difficili colla massima compostezza. Quantunque cieco e storpio di una mano noi l'abbiamo udito scorrere il pianoforte mirabilmente e toccarci l'anima con note magistrali, improvvisando anche talora pellegrini passaggi e sonate che sembravano scritte. Trattò l'organo in modo dignitoso e sublime. E chi non conobbe per fama l'organista di S.ta Giustina?
Compose trenta sonate e cinque concerti per cembalo, tutti di uno stile originale e vario tra loro. Vi si ammira copia d'invenzione, sentimento, spirito, vaghezza di condotta. Vi domina singolarmente il dolce patetico.(...) Aggiunse il fiorito al profondo e temperò la severità dello stile antico colla eleganza del moderno. (...) li suo contrappunto consta di poche regole, ma generali e stabili, che vale a dire, vere regole.
Pel rimanente egli proponeva per esemplari a' discepoli i buoni
autori. Dava egli la vera idea delle consonanze e delle dissonanze, della preparazione, risoluzione e maneggio di quest'ultime, dei loro rivolti, della natura dei tuoni, e dei passaggi, cui ridusse alla massima semplicità. Sotto la sua guida si formarono valenti maestri, fra' quali un Valeri, un Nasolini, un Bresciani. I musici di Brescia debbono grande riconoscenza a lui, che introdusse in patria il bel modo di suonare d'intavolatura, e lo studio dei classici pressochè ignoti avanti la sua comparsa. Perché a ragione si può dire: un cieco venne ad illuminare le nostre tenebre.
La data di morte di Turrini è dibattuta. Gli autori solitamente oscillano tra il 1812 e il 1819. Paolo Guerrini, invece, basandosi sul testo dell'epitaffio, da lui stesso rinvenuto nel cimitero di Brescia su una lapide oggi scomparsa, fissa la data al 1829.