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Introduzione
Di Ferdinando Gasparo Turrini (Salò, 26 febbraio 1745 - Brescia,
Il gennaio 1829) la musicologia si è occupata finora marginalmente.
La sua formazione musicale si compì a Venezia sotto la guida dello
zio, il celebre Ferdinando Bertoni, al quale fu affidato in giovane età
e sarà in seguito associato sotto il profilo onomastico, venendo
spesso soprannominato 'Bertoni' o 'Bertoncino'. Secondo quanto attestato
da Carlo Gervasoni le sue doti musicali furono eccezionali:
Indefesso nell'esercizio sui più scelti pezzi dei migliori maestri
e nelle lettura delle migliori opere teoriche dell'Arte fece in pochi
anni una riuscita prodigiosa. Il vero stile da organo legato e fugato,
e con i più ingegnosi artifizi, a lui divenne in breve tempo oltre
modo familiare. Non avea ancora diciotto anni, che più non conosceva
difficoltà alcuna tanto nell'intavolatura, che nell'accompagnamento
del cembalo e dell'organo,
Il suo zio Ferdinando Bertoni maestro di cappella di S. Marco a Venezia
gli usò assistenza e protezione; e con questo valido mezzo giunse
altresì ad ottenere un posto di accompagnatore al cembalo in uno
de' principali teatri di quella città.
Compose quindi diverse Farse teatrali e molti pezzi da chiesa e da camera,
i quali eccitarono il più vivo entusiasmo.
Nel 1766 ottenne il posto di organista presso la Basilica di Santa Giustina
a Padova, dove restò ininterrottamente almeno fmo al 1797, malgrado
fosse divenuto cieco dal 1773 per cause sconosciute. Durante questo periodo
Turrini si dedicò evidentemente alla composizione di opere liturgiche
e organistiche, la maggior parte delle quali è purtroppo andata
persa.
L'abilità di Turrini come organista e la sua totale dedizione alla
musica sono documentate con particolare sensibilità da una rara
testimonianza personale sul composi tore del poeta inglese William Beckford,
in visita a Padova, in una lettera del 7 settembre 1780:
I left them hard at work, taking more exercise than had been their
lot for many a day; and, mounting into the organ gallery, listened to
Turini's music with infinite satisfaction. The Ioud harmonious tones of
the instrument filled the whole edifice; and, being repeated by the echoes
of its Iofty domes and arches, produced a wonderful effect. Turini, aware
of this circumstance, adapts his compositions with great intelligence
to the pIace, and makes his slave, the organ, send forth the most affecting,
long-protracted sounds, which languish in the air, and are some time a-dying.
Nothing can be more original than his styIe. Deprived of sight by an unhappy
accident, in the flower ofhis days, he gave up his entire soul to music,
and scarcely exists but through its medium.
Nel 1797, anno dell'arrivo dei francesi a Padova, intervenne come testimone
contro alcuni monaci di Santa Giustina in un processo intentato dai municipalisti.
Fu probabilmente questo il motivo per cui lasciò - o fu costretto
a lasciare - il posto di organista della Basilica e tornò a Brescia,
dove svolse anche attività didattica.Tra i suoi allievi vi furono
affermati compositori quali Gaetano Valeri, Bartolomeo Bresciani, Sebastiano
Nasolini, Antonio Miari.
La memoria vergata nel 1837 dall'erudito bresciano Giuseppe Brunati riassume
con accuratezza le straordinarie qualità di Turrini esecutore,
compositore e insegnante:
Suonatore di cembalo e di organo, compositore, dettatore di regole di
contrappunto, si può dire che in sé accogliesse tutta la
dottrina musica. li suo suonare era preciso, animato e pieno di grazia.
ilsuo portamento leggiadro ed atto ad eseguire i passi più difficili
colla massima compostezza. Quantunque cieco e storpio di una mano noi
l'abbiamo udito scorrere il pianoforte mirabilmente e toccarci l'anima
con note magistrali, improvvisando anche talora pellegrini passaggi e
sonate che sembravano scritte. Trattò l'organo in modo dignitoso
e sublime. E chi non conobbe per fama l'organista di S.ta Giustina?
Compose trenta sonate e cinque concerti per cembalo, tutti di uno stile
originale e vario tra loro. Vi si ammira copia d'invenzione, sentimento,
spirito, vaghezza di condotta. Vi domina singolarmente il dolce patetico.(...)
Aggiunse il fiorito al profondo e temperò la severità dello
stile antico colla eleganza del moderno. (...) li suo contrappunto consta
di poche regole, ma generali e stabili, che vale a dire, vere regole.
Pel rimanente egli proponeva per esemplari a' discepoli i buoni
autori. Dava egli la vera idea delle consonanze e delle dissonanze, della
preparazione, risoluzione e maneggio di quest'ultime, dei loro rivolti,
della natura dei tuoni, e dei passaggi, cui ridusse alla massima semplicità.
Sotto la sua guida si formarono valenti maestri, fra' quali un Valeri,
un Nasolini, un Bresciani. I musici di Brescia debbono grande riconoscenza
a lui, che introdusse in patria il bel modo di suonare d'intavolatura,
e lo studio dei classici pressochè ignoti avanti la sua comparsa.
Perché a ragione si può dire: un cieco venne ad illuminare
le nostre tenebre.
La data di morte di Turrini è dibattuta. Gli autori solitamente
oscillano tra il 1812 e il 1819. Paolo Guerrini, invece, basandosi sul
testo dell'epitaffio, da lui stesso rinvenuto nel cimitero di Brescia
su una lapide oggi scomparsa, fissa la data al 1829.
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