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Marina CARACCIOLO
Brahms e il Walzer
Storia e lettura critica


edizione Lucca: LIM, (Musica Ragionata, 14)
pagine VII + 165
formato 14 x 21 • brossura

Euro 18 ISBN 88-7096-362-4
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«Brahms e Walzer! Sulla elegante copertina del fascicolo le due parole si guardano l’un l’altra con stupore.
Il serio, taciturno Brahms, lo schietto alunno di Schumann, un tedesco del nord, protestante e misantropo com’è, scrive Walzer? Una parola scioglie l’enigma: Vienna». Così cominciava il lungo articolo intitolato Waffenruhe am Klavier (“Armistizio al pianoforte”), con cui, nell’agosto del 1866, Eduard Hanslick annunciava sulla «Neue freie Presse» la pubblicazione dell’op. 39. Secondo il parere dell’illustre e temuto critico musicale, l’unica ragione che poteva aver indotto il compositore a questa sorta di “resa” (a giudicare dal titolo della recensione) non poteva essere che Vienna, quella stessa città che aveva convinto Beethoven a scrivere le Mödlinger Tänze, Schumann a comporre il Faschingsschwank aus Wien, e che persino l’austero Bach aveva ‘còlto in peccato mortale’, quando egli aveva introdotto un Ländler nell’Ouverture della sua Bauern-Kantate.