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La fortuna delle Mille e una notte nell’opera lirica di primo Ottocento, ovvero plagi e ri-plagi d’autore!
| Autore | Gabriella Minarini |
| Collana | Sediziose voci. Studi sul melodramma |
| N. | 10 |
| Dimensioni | 17×24, pp. XXIII+337 |
| Anno | 2021 |
| ISBN | 9788855431033 |
Dopo la liberazione di Vienna dall’assedio turco, il teatro d’opera inizia a mettere in scena opere tratte dalle Mille e una notte. Dal Cara Mustafa (1686) di Franck al ballet-héroïque Le Turc généreux (1735) di Rameau, passando dal Cadi dupé (1761) di Gluck, si arriva al capolavoro mozartiano Die Entführung aus dem Serail (1782). Nell’Italia di inizio Ottocento, dopo Il califfo di Bagdad (1813) di Manuel Garcia, ritroviamo vari titoli, ma su libretti che sono spesso copie di copie. Nel 1813 Rossini inscena L’italiana in Algeri, opera già data nel 1808, su musica di Luigi Mosca. Il culmine di questo gioco di plagi lo troviamo nel 1820, quando Giovanni Pacini mette in scena La schiava in Bagdad, su libretto di Francesco Pezzi, ma in realtà è un plagio del Califo e la schiava (1819) di Felice Romani, musicato da Francesco Basili. Nel turbinio di richieste, se i poeti erano pochi, i musicisti tanti.

