Polso e musica negli scritti di teoria musicale  tra la fine del Quattrocento e la metà del Seicento Visualizza ingrandito

A newly discovered recorder sonata attributed to Vivaldi: considerations on authorship

Autore Inês de Avena Braga – Claudio Ribeiro
Collana Recercare - Rivista per lo studio e la pratica della musica antica - Journal for the study and practice of early music
N. XXXIII-2021
Dimensioni 17×24, pp. 201
Anno 2021
ISBN 9788855431040

Durante una residenza artistica a Venezia nell’ottobre 2018 presso la biblioteca del Conservatorio Benedetto Marcello gli autori hanno avuto l’occasione di scoprire un gruppo di sonate manoscritte anonime del Settecento per flauto dolce e basso continuo. Tra queste, nel Fondo Correr, Esposti e provenienze diverse — contenente, fra l’altro, i manoscritti provenienti dall’Ospedale della Pietà — gli autori hanno infatti reperito una sonata per flauto in Fa maggiore (Correr 127.46), che nel presente articolo intendono presentare e attribuire ad Antonio Vivaldi.

Lo studio è basa su un’analisi della carta e del rastrum della fonte, nonché su un esame comparativo fra il manoscritto Correr 127.46 e altri manoscritti contenenti musiche di Vivaldi, con uno sguardo alle opere di altri compositori in qualche modo vicini allo stile vivaldiano e al contesto della sonata in questione. Gli autori hanno potuto stabilire che la carta di Correr 127.46 è di origine veneta, di un tipo usato da Vivaldi; essa presenta la tipica filigrana delle tre mezze lune, con il contrassegno “A Z” sormontato da un trifoglio. Per quanto riguarda il copista, è molto probabile che si tratti di un professionista attivo a Venezia. Grazie allo studio della carta e alla corrispondenza della sezione trasversale della rastrografia con quella di un altro manoscritto, gli autori hanno potuto proporre una datazione più precisa della carta da musica utilizzata e quindi ipotizzare come epoca di copiatura del Correr 127.46 il 1733 circa. Già a una prima lettura il brano ha rivelato alcuni tratti tipici delle opere di Vivaldi. La prassi compositiva del compositore veneziano, come è noto, prevedeva una combinazione di materiale precedentemente composto rielaborato con nuove invenzioni, venendo così a creare contesti spesso radicalmente diversi per mezzo di materiali uguali o simili. Lo studio degli elementi testuali e non testuali di questo manoscritto ha confermato alcune caratteristiche idiomatiche di Vivaldi, come l’uso di specifiche concordanze melodiche unitamente all’uso frequente di strutture sintattiche tripartite; l’uso estensivo della successione 5-6 (con poche o nessuna variante, inclusa una discesa melodica finale alla nota principale nella parte superiore) spesso combinato con l’arpeggio; un semplice basso guida che dà forma alla struttura e contribuisce al sostegno ritmico e armonico piuttosto che all’interazione contrappuntistica; l’elaborato prolungamento dell’accordo finale di una sezione ed altro ancora. Le osservazioni empiriche che gli autori avevano fatto preliminarmente appaiono inoltre suffragate da un gran numero di concordanze e parallelismi con altre opere di Vivaldi: la sonata Correr 127.46 presenta non soltanto somiglianze ma anche un centinaio di concordanze con varie opere del compositore datate tra 1700 e 1740, un periodo, dunque, che abbraccia la sua intera carriera. Di queste concordanze viene offerta nell’articolo un’ampia scelta esemplificativa. Collocando sulla base dei tratti stilistici l’intera sonata Correr 127.46 all’interno dell’opera di Vivaldi, gli autori ipotizzano che potrebbe trattarsi di una composizione risalente al secondo decennio del Settecento ma copiata negli anni Trenta di quel secolo. Prima di arrivare a una conclusione, gli autori assumono il ruolo di ‘avvocati del diavolo’ esaminando anche la possibilità di attribuire la sonata Correr 127.46 ad altri compositori contemporanei di Vivaldi. Se è vero che il compositore veneziano era profondamente radicato nel contesto del suo tempo, come è evidente dalla sua scrittura musicale, purtuttavia fu anche un grande innovatore dotato di una forte personalità musicale, e le sue opere e l’essenza della sua musica furono abbondantemente parafrasate, copiate e plagiate mentre la sua fama si diffondeva per l’Europa. La discussione su altre possibili attribuzioni della sonata Correr 127.46 si è concentrata su quei pochi compositori il cui stile presenta forti somiglianze con quello di Vivaldi, e la cui produzione esistente comprende sonate, in modo da poter fare un confronto stilistico il più diretto possibile. Aspetti degli stili compositivi osservati nelle sonate di Diogenio Bigaglia, Gaetano Meneghetti e Ignazio Sieber si contrappongono a quello che si può osservare in analoghe composizioni di Vivaldi, sia in generale sia per le particolarità osservate nella sonata Correr 127.46, chiarendo perché in definitiva, ad avviso degli autori, l’attribuzione della sonata a Vivaldi sia quella più sostenibile.

Inês de Avena Braga (Inês d’Avena), flautista e studiosa, svolge attività didattica e di tutorato della ricerca in un master di musica antica al Conservatorio Reale dell’Aia. Ha conseguito il dottorato in Musica presso l’Università di Leida, con la tesi Dolce Napoli: Approaches for performance. Recorders for the Neapolitan Baroque repertoire, 1695–1759 (2015), e i diplomi di primo e secondo livello al Conservatorio Reale dell’Aia. Ha pubblicato articoli e recensioni in riviste quali Recercare, Journal of the American Musical Instrument Society, Tibia, Music+Practice e Blokfluitist. Nel 2015, ha ottenuto una borsa post-dottorale dalla Fondazione Cini – Istituto Italiano Antonio Vivaldi a Venezia. Fa parte del gruppo di ricerca “Musica, Educazione e Società” del Conservatorio Reale dell’Aia, portando avanti un’attività di ricerca sulle pratiche esecutive della musica italiana del Settecento. Svolge attività concertistica come solista di flauto diritto e con formazioni da camera e orchestre, tra cui l’ensemble La Cicala, del quale è direttrice. Ha al suo attivo numerose incisioni per le etichette Passacaille, Challenge Classics, ORF Edition Alte Musik, Channel Classics, Ramée/Outhere and Sony Classical.
i.deavenabraga@koncon.nl
Claudio Ribeiro insegna clavicembalo e musica antica alla School for Young Talent del Conservatorio Reale dell’Aia. Ha conseguito i diplomi di primo e secondo livello di clavicembalo nello stesso conservatorio, e in direzione d’orchestra alla State University of Campinas. Svolge una regolare attività concertistica come solista e con formazioni da camera e orchestre. Oltre alle sue attività con il duo con Inês d’Avena, è direttore artistico dell’ensemble barocco New Collegium e registra per le etichette Ramée, Ricercar, Ambronay Éditions, ORF, Brilliant e Passacaille. Fa parte del gruppo di ricerca “Musica, Educazione e Società” del Conservatorio Reale dell’Aia, portando avanti un’attività di ricerca sulle pratiche esecutive della musica italiana del Settecento.
c.ribeiro@koncon.nl