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La musica di Carlo Ambrogio Lonati alla corte di Francesco II d’Este

Letters from the Raccolta Stefani in the Archivio di Stato di Venezia

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Autore Federico Lanzellotti
Collana Recercare - Rivista per lo studio e la pratica della musica antica - Journal for the study and practice of early music
N. 36-2024
Dimensioni 17×24, pp. 241
Anno 2024
ISBN 9788855433877

Personaggio poliedrico e per certi versi ancora misterioso, Carlo Ambrogio Lonati (ca. 1645 – post 1701) entrò in contatto con la corte estense di Modena tra la fine del 1685 e l’inizio del 1686. Rimase quindi in stretto contatto con l’ambiente modenese, componendo il dramma per musica I due germani rivali, con cui l’autunno seguente venne riaperto il Teatro Fontanelli. Sebbene le notizie attualmente disponibili non permettano di ricostruire in modo puntuale il soggiorno di Lonati a Modena, lo studio del fondo musicale estense testimonia la sedimentazione delle sue opere nella collezione ducale e dimostra che il compositore ebbe modo di incidere sulla vita musicale della corte. In questo articolo vengono avanzate alcune ipotesi circa l’acquisizione della musica di Lonati a Modena, proponendo, nel contempo, una revisione dei problemi attribuitive delle sue composizioni violinistiche attraverso lo studio dei manoscritti e del contesto archivistico d’appartenenza, con lo scopo di evidenziare le interrelazioni presenti fra le diverse fonti e offrire un quadro globale e aggiornato. L’esame dei manoscritti estensi assume una particolare rilevanza per lo studio della musica di Lonati, in quanto offre la possibilità di un’indagine organica sulle fonti musicali che tramandano sia la produzione vocale, sia quella strumentale, e permette di riconsiderare tali manoscritti nell’ambito della collezione in cui sono conservati dal suo tempo, ma ancora relativamente poco studiata nella sua interezza, nonostante la rilevanza primaria che riveste nel panorama del tardo Sseicento. Dallo studio derivano nuove prospettive sul fondo musicale estense sei-settecentesco, già investigato nello studio di alcuni compositori (tra cui A. Stradella, B. Pasquini, C. Grossi, D. Gabrielli), musicisti e cantanti (B. Castaldi, G.F. Grossi, più noto come Siface, P. Benigni) generi e repertori musicali (sonata, cantata, oratorio, dramma per musica, musica strumentale), ma non ancora rivalutato criticamente nel suo complesso. L’attenzione viene focalizzata sugli anni del ducato di Francesco ii d’Este, che rappresentano il momento cruciale dell’ampliamento della biblioteca ducale. Nell’articolo vengono investigati i meccanismi sociali, culturali e materiali che portarono all’acquisizione di una significativa porzione del repertorio musicale del tempo, gettando luce su un importante aspetto della musica del tardo Seicento nel Nord Italia, ancor oggi — a differenza di centri come Roma e Napoli — non ancora sufficientemente studiato con una metodologia aggiornata sul piano storico-culturale.