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Requiem
per Assoli, Coro ed Orchestra
Here the three volumes serie special price
Vol. 1 - Stabat mater
Vol. 2 - "Got erbarme sich unser" Psalm LXVII
Vol. 3 - Requiem
| Author | Ferruccio Benvenuto Busoni |
| Editor | Giuliano Tonini |
| Series | Biblioteca Musicale |
| Nr. | 43/3 |
| Size | 20.5×30.5, pp. XXX+185 |
| Year | 2024 |
| ISBN | 9788855433921 |
Ferruccio Benvenuto Busoni: una trilogia sacra degli anni 1879-1881
Delle circa 200 composizioni del periodo giovanile di Ferruccio Busoni, una trentina sono su testi sacro-liturgici, un unicum del suo catalogo, che si possono suddividere in tre blocchi, il primo dei quali si estende dal 1873 al 1877 e contiene brani appartenenti alla fase compositiva ‘infantile’ di Ferruccio sotto la guida attenta e incombente del padre ed esprimenti una religiosità spontanea mediata dalla madre Anna e dominata dalla figura protettrice e ausiliatrice di Maria. Il secondo blocco di composizioni sacre risale agli anni 1877–1879 ed è da mettere in relazione all’incontro con il compositore Johannes Evangelist Habert Regens Chori della cattedrale di Gmunden, la località dove la famiglia Busoni trascorse le estati 1876 e 1877, il quale fu prodigo di consigli in ordine alla musica sacro-liturgica che il ricettivo Ferruccio mise subito a frutto.
La composizione più rappresentativa di questo periodo mediano è lo Stabat Mater per coro misto a sei voci e organo op. 55 composto e portato a termine nell’agosto del 1879 a Cilli/Celje ed eseguito, nella successiva versione per quintetto d’archi e sotto la direzione dello stesso Busoni, nel concerto tenutosi nel Landschaftlicher Rittersaal di Graz il 23 novembre 1879. Rispetto agli Stabat Mater di Pergolesi e di Rossini che ebbe probabilmente presenti nella stesura del suo Stabat Mater, Busoni mantenne una sostanziale autonomia fin dall’originale aggregazione delle venti terzine del testo latino riunite in sei tableaux musicali: le prime quattro formano l’icona della Mater dolorosa, le successive sei il compianto del contralto e poi del tenore, le successive quattro la corale domanda di condivisione del «dolore del Crocifisso», le successive tre l’appassionato duetto del soprano e del tenore, le successive due la drammatica domanda di salvezza del basso cui segue il conclusivo fugato corale «Quando corpus morietur» sigillato dal possente «Amen».
Il terzo e ultimo blocco di composizioni sacre di Busoni vide la luce a Graz nel corso dell’intenso periodo di apprendistato compositivo durato poco più di un anno, dal gennaio del 1880 al marzo del 1881, che gli fece fare quel salto di qualità da compositore autodidatta a compositore ferrato sotto la competente e stimolante guida di Wilhelm Mayer/Rémy. In questo periodo vide la luce la trilogia sacra che costituisce il vertice conseguito da Busoni in questo genere: la Missa in honorem Beatae Virginis Mariae per doppio coro, il Mottetto “Gott erbarme sich unser” sul testo del Salmo 67 per coro misto e orchestra e l’incompiuto Requiem per soli, coro e orchestra la cui stesura, avviata a Graz, proseguì poi a Trieste fra maggio e luglio del 1881. Del Mottetto Busoni approntò dapprima una versione per coro e pianoforte che fu portata a termine il 15 novembre 1880 e alla quale diede il numero d’opera 55. Al 23 dicembre 1880 risale invece la sua successiva orchestrazione che suscitò l’ammirazione del suo maestro Mayer/Rémy. Il Mottetto, eseguito domenica 24 aprile 1881 nel Landschaftlicher Rittersaal di Graz, è articolato in tre grandi pannelli che danno rilievo scultoreo al testo biblico. Il primo pannello è quello più articolato e ingloba cinque degli otto versi del Salmo di cui il primo «Gott erbarme sich unser und segne uns» costituisce una sorta di refrain. Il secondo pannello è costituito dal grande corale di lode «Es preisen dich Gott die Völker» raccordato senza soluzione di continuità al terzo e ultimo pannello, la fuga a due soggetti sul verso conclusivo «Es segne uns Gott und alle Welt», prodigio di sapienza contrappuntistica.
L’orchestrazione del Requiem si interrompe alla battuta 62 dell’Ingemisco mentre dei due rimanenti numeri del Dies irae e del successivo Domine Jesu ci rimangono soli gli abbozzi. Busoni aveva intenzione di portare a termine la composizione del Requiem ma diversi fattori lo indussero a desistere da questo proposito: le idee musicali che facevano fatica a venire, gli altri progetti compositivi che urgevano, ma soprattutto il rientro del padre a Trieste che lo convinse ad accantonare definitivamente il Requiem e a dedicarsi con rinnovato impegno allo studio del pianoforte in vista dei concerti milanesi programmati per l’autunno. Il Requiem rimase pertanto una felice benché incompiuta esperienza compositiva che diede i suoi frutti l’anno successivo quando Busoni si accinse a comporre la Cantataper soli, coro e orchestra Il sabato del villaggio sull’omonima poesia di Giacomo Leopardi che fu poi eseguita il 2 marzo 1883 al Teatro Comunale di Bologna sotto la direzione di Luigi Mancinelli.
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- “Tu vuoi averne un’analisi: ebbene eccotela qua in succinto”: lettura analitica del Requiem Kind. 183
- N. 1 Requiem, mi minore, 2/2, senza indicazione di andamento, battute 1–291
- Kyrie, la minore/maggiore, 2/2, Più lento, battute 292–407
- N. 2 Dies irae, la minore/La maggiore, 2/2, Allegro con fuoco, 249 battute
- N. 3 Tuba mirum, re minore, C, Allegro appassionato, 313 battute
- N. 4 Rex tremendae, fa minore, C, Allegro molto, 162 battute xxi
- N. 5 Recordare, fa maggiore, 2/2, Moderato, battute 194 battute.
- Interludio orchestrale, battute 195–260. La ripresa del Dies irae, 43 battute
- N. 6 Ingemisco, la minore, 2/2, un po’ più lento, battute 1–62
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