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“Psycological sounds”: la serie di dischi Environments (1969–1979) e le ragioni del successo della musica ambient
| Autore | Simone Caputo |
| Collana | Chigiana |
| N. | III - 2 |
| Dimensioni | 17×24, XXIV+286 |
| Anno | 2020 |
| ISBN | 9788855430838 |
Nel gennaio 2020, il critico musicale Simon Reynolds pubblicava su «Resident Advisor» un articolo sul ritorno al successo della musica ambient nel ventunesimo secolo, dopo i fasti degli anni Settanta e Ottanta del Novecento. In concomitanza col riemergere della questione ambientale, tra il 2010 e il 2020 sempre più artisti e ascoltatori sono tornati ad appassionarsi alla musica ambient. La ricerca di alternative alla società dell’accelerazione per mezzo dei processi tecnologici ha inoltre contribuito a spingere l’impulso bucolico oltre la produzione di dischi ambient, varcando i confini del genere. A partire dallo spunto offerto dalle riflessioni di Reynolds, il presente contributo si propone di esaminare le caratteristiche della serie di dischi Environments (Syntonic Research, 1969–1979) — tra le prime manifestazioni della musica ambient, e determinante per la sua diffusione — e di mettere in relazione le sue peculiarità con il recente e rinnovato interesse per il genere. Già con la serie ideata nel 1969 da Irving Teibel (visual designer e sound producer attivo a New York), quella che sarebbe poi stata definita musica ambient si presentava come occasione di esperienze introspettive, psicoattive e di incontro con la natura, pur restando l’ascoltatore tra le mura del proprio appartamento, rilassato in un “narcisistico torpore”.