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Writing a tenor’s voice: Cesare Grandi and the Siena production of Il Farnaspe (1750)

Autore Colleen Reardon
Collana Recercare - Rivista per lo studio e la pratica della musica antica - Journal for the study and practice of early music
N. XXXII/1-2 2020
Dimensioni 17×24, pp. 248
Anno 2020
ISBN 9788855430319

Gli studi musicologici hanno compiuto grandi progressi nell’esplorare i singoli drammi per musica del Settecento, visti come eventi (a partire da particolari elementi ravvisabili nelle partiture), dei quali il cantante è spesso elemento centrale. È ben noto come i compositori tenessero in considerazione le qualità vocali dei cantanti nel comporre la musica di un’opera; tuttavia sappiamo pure come i cantanti potessero influenzare l’ingaggio di altri loro colleghi nel cast e determinare la scelta del repertorio. I casi fin qui studiati sono per lo più focalizzati intorno alle figure di celebri castrati, che, come vere e proprie star, potevano strappare concessioni di vario genere in cambio delle loro prestazioni quali interpreti dei ruoli principali. Finora si è partiti dal presupposto che i cantanti di più basso rango nella gerarchia operistica — per esempio, il secondo e il terzo uomo — non avessero molta influenza nell’allestimento di un’opera. Tuttavia, questa convinzione viene smentita dalla recente scoperta di un lotto di 119 lettere di agenti, cantanti, ballerini, strumentisti e costumisti all’impresario dell’opera Il Farnaspe, rappresentata a Siena nel 1750. L’articolo esamina le informazioni sulla produzione dell’opera ricavate da questo carteggio, calandole nel contesto della storia della produzione operistica a Siena. Com’è noto l’opera fiorì in questa città tra il tardo Seicento e il primo Settecento sotto il patrocinio dei Chigi, una potente famiglia di espatriati, che seppero sfruttare le occasioni di festa e altre iniziative di società ruotanti intorno a loro, quali espressioni di senesità, vale a dire del modo di agire secondo il costume senese. Tuttavia, nel 1750 non erano più i Chigi a dominare la scena, ma un altro potente clan locale: i Sansedoni. Le informazioni più interessanti sulla produzione senese del Farnaspe provengono dalle lettere di Cesare Grandi, un tenore finora sconosciuto, originariamente scelto come terzo uomo per l’allestimento senese del Farnaspe. Nel corso di sei mesi, il cantante scrisse diciannove lettere a Francesco Sansedoni, che, per quel che vediamo, fungeva da impresario dell’allestimento. Le lettere rivelano che il cantante negoziò l’ingaggio per sé e per sua moglie, e poi per conto di un castrato molto più famoso, Gioacchino Conti, di cui caldeggiava l’ingaggio nel ruolo principale. Il carteggio dimostra che fu proprio Grandi ad avere la maggiore influenza, non soltanto su chi avrebbe dovuto cantare nelle parti principali, ma anche sugli strumentisti da ingaggiare per ampliare l’orchestra locale, sulla scelta dell’opera e sui tempi in cui allestirla e rappresentarla. Grandi supervisionò anche la revisione del libretto e della partitura, come pure la copiatura della musica, prendendo delle decisioni anche sui costumi. Le lettere di Grandi ci permettono di osservare da vicino e in tempo reale in che modo venisse messa in scena un’opera seria italiana nel Settecento. Tali documenti contribuiscono a rafforzare molto di quel che sappiamo sulla prevalenza del genere del pasticcio (anche quando non è indicato come tale nelle fonti) e l’inaffidabilità del libretto quale testimone fedele di una determinata rappresentazione. Ancor più importante, tuttavia, è il fatto che queste lettere ci consentono di gettare lo sguardo al di là delle ipotesi, e di comprendere chi effettivamente avesse avuto maggiore influenza su fondamentali decisioni quali la scelta dell’opera e dei cantanti, i tempi di allestimento e andata in scena, i costumi e la musica di un’opera italiana a metà del Settecento.



Colleen Reardon è professoressa di musicologia alla University of California, Irvine. Nel triennio 2017–2019 è stata presidente della Society for Seventeenth-Century Music. Le sue ricerche sono incentrate sulla musica a Siena dal Cinquecento al Settecento. Oltre a numerosi contributi apparsi in volumi e riviste, ha pubblicato tre libri presso la Oxford University Press: A sociable moment. Opera and festive culture in Baroque Siena (2016); Holy concord within sacred walls. Nuns and music in Siena, 1575-1700 (2002); Agostino Agazzari and music at Siena Cathedral, 1597-1641 (1993). Attualmente lavora sull’allestimento dell’opera Il Farnaspe a Siena nel 1750.
reardonc@uci.edu