Polso e musica negli scritti di teoria musicale  tra la fine del Quattrocento e la metà del Seicento Visualizza ingrandito

Un catalogue pour improviser : les Ricercari d’intavolatura d’organo de Claudio Merulo

Autore Adriano Giardina
Collana Recercare - Rivista per lo studio e la pratica della musica antica - Journal for the study and practice of early music
N. XXXIII-2021
Dimensioni 17×24, pp. 201
Anno 2021
ISBN 9788855431040

L’articolo si propone di dimostrare come gli otto Ricercari d’intavolatura d’organo di Claudio Merulo, pubblicati dal musicista presso la sua casa editrice a Venezia nel 1567, possano essere considerati come il riflesso di pratiche improvvisative. Essi, infatti, si rivelano basati su tecniche di improvvisazione, del tipo di quelle esposte da Girolamo Diruta — un allievo dello stesso Merulo — nel secondo libro della seconda parte del Transilvano (1609), dedicato al contrappunto, e in particolare al contrappunto alla mente. I soggetti che determinano la segmentazione dei ricercari in successive sezioni, sono per lo più trattati da Merulo come cantus firmi armonizzati da due a quattro voci. La matrice improvvisativa è evidenziata dalle successioni di intervalli consonanti in minime. I cantus firmi appaiono via via a tutte le voci e sono eseguiti alternativamente da entrambe le mani. L’ornamentazione, che passa anch’essa da una mano all’altra, consente di nascondere la semplicità del procedimento, assicurandone nel contempo un’efficacia retorica. Ad ogni nuova entrata del soggetto, gli elementi musicali sono disposti in una nuova combinazione, secondo il modello delle Accadenze di Gabriele Fattorini, anch’esse incluse a titolo esemplificativo nel trattato di Diruta. Sviluppate secondo questi modelli, le sezioni mostrano tutta una gamma di innumerevoli possibilità.
Anche il duo non imitativo arricchisce la tavolozza dell’improvvisatore. Nelle sue successive presentazioni, il soggetto viene ripetuto così com’è o disposto su un altro esacordo e/o invertito contrappuntisticamente. Merulo si avvale pure del procedimento dello stretto e talvolta armonizza i suoi soggetti in decime parallele, ricorrendo a tecniche tipiche dell’improvvisazione vocale. I procedimenti imitativi che appaiono nei ricercari sono relativamente semplici. Le progressioni in quinte e seste alternate, tipiche anche del contrappunto alla mente, sono mascherate da imitazioni grazie a uno spostamento delle entrate. I segmenti melodici sono presenti alternativamente nei passaggi omofonici e disposti in imitazione. Gli esordi dei pezzi sono tutti in stile imitativo; tuttavia, la sovrapposizione delle parti che espongono il soggetto è limitata a poche note, rivelando con ogni probabilità l’origine improvvisativa dei brani. I soggetti scelti da Merulo sono relativamente semplici e privilegiano i movimenti per grado congiunto in minime. Quelli degli esordi sono più complessi: ritmicamente più vari e più estesi, dopo un attacco a valori lunghi, essi presentano almeno un salto e una sincope o una nota puntata. I passaggi senza soggetto richiamano invece le toccate del musicista. Il secondo ricercare si distingue dagli altri perché basato su un unico soggetto esposto in modo eccessivamente regolare. Tale regolarità deriva dall’esaurimento delle sue potenziali esposizioni con una sovrapposizione del soggetto limitata però a due sole minime.
La stampa dei Ricercari aveva uno scopo principalmente didattico: essa si rivolgeva ai tastieristi ai primi passi della loro carriera, dal momento che la prassi improvvisativa era di fondamentale importanza nei concorsi per i posti di organista e per la pratica in ambito liturgico. L’opera di Merulo rappresenta dunque un trampolino verso l’acquisizione di una padronanza dell’arte della fantasia, dal momento che i brani offrono all’organista un repertorio di soggetti e formule da memorizzare e rielaborare, da cui attingere a volontà nelle esecuzioni ex tempore. La notazione usata da Merulo rivela, tuttavia, una seconda destinazione complementare alla prima: i ricercari, infatti, possono essere suonati, sia interamente sia estraendone alcune sezioni, da organisti non molto esperti, di scarse capacità nelle pratiche improvvisative alla tastiera.
I giudizi di valore generalmente negativi mossi all’opera di Merulo sembrano essere la diretta conseguenza di quel pregiudizio che vide nel ricercare imitativo per tastiera del Rinascimento il genere composto per scritto, dotto e sofisticato par excellence. Alla luce di quanto esposto nell’articolo, la netta separazione codificata nella storiografia musicale tra il ricercare imitativo e i generi improvvisativi, come la toccata, merita di essere ripensata: i due generi comprendono, almeno nel caso di Merulo, passaggi sia omofonici che imitativi, e costituiscono due aspetti complementari dell’arte di improvvisare.


Adriano Giardina è docente e ricercatore di musicologia all’Università di Friburgo (Svizzera). Ha ottenuto il dottorato presso l’Università di Ginevra con una tesi dedicata al primo libro di mottetti di Tomás Luis de Victoria. Le sue ricerche sono rivolte alla musica polifonica del Rinascimento. Attualmente sta preparando una tesi di abilitazione dedicata all’interpretazione musicale dell’opera pianistica di Mozart nella prima metà del ventesimo secolo. Dirige l’Ensemble La Sestina, specializzato in polifonia e musica contemporanea.
adriano.giardina@unifr.ch