9788870969214 Visualizza ingrandito

L’Orlando Furioso ce l’hanno insegnato i nostri padri. Una indagine storica sulle pratiche odierne dei cantori a braccio dell’Alta Sabina

Autore Giulia Giannini
Collana Alia Musica
N. 21
Dimensioni 17×24 cm, pp. XVIII+231
Anno 2017
ISBN 9788870969214

In questo lavoro oggetto di indagine sono i testi riconducibili alla materia cavalleresca, i temi trattati e la loro fortuna nel corso del tempo, il modo in cui i testi incontrano formule di esecuzione canora. Formule che partecipano, tanto quanto le fonti testuali, a determinare la concretezza storica del fenomeno cavalleresco, configurando una tradizione che ha percorso in Italia sia la cultura scritta che quella orale per almeno sette secoli, fino alla contemporaneità.

E contemporaneo è, infatti, il punto di partenza di questa indagine, che dà conto di una pratica socialmente condivisa: i poeti improvvisatori in ottava rima della Maremma toscana e della Sabina, nel Lazio, ancora oggi usano questa materia nelle loro composizioni orali, e nel loro percorso di formazione non può mancare la lettura quantomeno dei poemi maggiori dell’epica cavalleresca – L’Orlando innamorato, L’Orlando furioso, La Gerusalemme liberata – e di alcuni romanzi quattrocenteschi di materia carolingia – come Il Guerrin Meschino e I Reali di Francia di Andrea da Barberino.
L’interesse per la pratica sociale contribuisce a illustrare i complessi intrecci e i rapporti che si sono determinati nella fortuna dei miti cavallereschi tra trasmissione scritta e interpretazione e creazione orali, lontano dalla consueta dicotomia tra cultura “alta” e “popolare”.
Prima ancora dei successi letterari del Boiardo, dell’Ariosto, del Tasso la materia cavalleresca ha percorso i poemi franco-veneti, i cantari toscani; le vicende del paladino Orlando sono state lette, declamate, cantate, reinventate da intrattenitori, cantimpanca, cantastorie e contastorie nelle piazze d’Italia dalle Alpi alla Sicilia. E queste storie hanno riempito gli incunaboli del Quattrocento come le edizioni di colportage fino al Novecento, venendo a costituire una tradizione di letteratura manoscritta e a stampa che ha continuato ad essere fruita fino ad un recente passato tramite l’ascolto, certamente, assai più che attraverso la lettura silenziosa e solitaria.